sala gessi

su con la vita! tanto la laurea non serve a un cazzo, non troverai mai lavoro, sarai costretta in un call center erotico, e di tanto in  tanto penserai a qualche progetto alternativo, tipo i caraibi, oppure la danimarca, oppure apritte un locale al pigneto, o magari, una sala gessi, pensando che le fratture sono un mercato che non crollerà  mai, che è pieno di gente che sé rotta il cazzo, e che il cto non ce la fa a raccogliere tutta la domanda. E allora te farai dà un finanziamento europeo, a fondo perduto, con i soldi stanziati per Impresa Giovani, e t’aprirai una bella sala gessi, in via merulana, a fianco alla bisca. E assumerai tre infermieri, tutti colla partita Iva, rigorosamente, simpatici e collaborativi, e che ce sanno fà coi clienti, che sorridano mentre te siringano l’acqua dal ginocchio, e le cose andranno benone, tutte, per tutti e tutte, perchè questa è la piccola e media impresa italiana, ed il latino è solo una lingua morta.

Viaggio in Russia

Prima di rincasare passò alle “Api”, a prendere un caffè, di nuovo.
“un Hag signora, per favore”
“hai visto che Luce?” fece la sig.nori, inaspettatamente, proprio a lui.
Non rispose, stava troppo stonato e non amava dare confidenza, era una forma di tutela, era pieno d’ansia.
Fece finta di niente ed annuì con un sorriso, che la sig nori ebbe sicuramente a pensare- ma che ce sarà da ride poi?-
“..mannaggia cristo!!”
“ a signò..ma che quarcuno a scaricato oggi?”
“non mi ricordo se ieri o oggi”
“sta maledetta!..
..Ao’ se fosse lasciata sfuggì un euro che è uno, staaa purciara”
La signora Nori Guardò quel ragazzo ai pokerini tradendo una sottile espressione sadica.
“vabbè! ..rivederci”
fece lui, e uscì. Read more »

Tu chiamale se vuoi, ossessioni

Si era svegliato sul divano a mezzanotte e mezza. Divano poi, quel coso buffo che gli amici chiamano “tenderino” perché è scomodo tipo un gommone, di quelli piccoli. Si era messo a letto e spento la luce verso l’1 dopo essersene fatta un’altra e l’aver letto qualche pagina. Voleva provare a recuperare un po’. Era stanco.
E invece spenta la luce, il suo cervello ha cominciato a correre. Precipitosamente, verso un groviglio di pensieri, ansie, paure e ossessioni. Sì proprio quelle contro cui si combatte ma che senza di loro ci si sente un po’ più perduti.
Un’ora dopo riaccese la luce. Si alzò. Andò in cucina, accese il computer ma non c’era rete. Non c’è mai rete.
“Famosene nantra va”.
Perché poi quando non si dorme, non c’è melatonina che tenga. Meglio se fumi fino a svenire, a costo di essere uno zombie il giorno dopo. O quantomeno questa era la sua illuminata terapia.
Così fece. E si rimase a letto con i fumi che gli sconvolgevano un cervello sconquassato. Non dormì subito, passò un’altra ora dove tutta la merda che aveva dentro si riversò nei suoi pensieri come una cascata di montagna. Merda fredda, gelida, e tanta.
Lo sferzò e gli mise addosso la tristezza delle grandi occasioni. Quella che si tira fuori solo quando si sta veramente male e non si riesce a capirne le cause. Un po’ come il “vestito buono” anche se non aveva un “vestito buono”.
Era una vita che lottava per liberarsi delle maledette ossessioni che gli spezzavano il respiro. Una più di tutte. Liberarsene significava star meglio. Tenersela significa non recidere col passato. Che poi si fa di tutto per superare il passato quando noi siamo quello che siamo stati e non quello che saremo.
“No perché”, pensò a occhi chiusi, “come cazzo fai a sapere quello che sarai? Già fai fatica a capire quello che cazzo sono stato.”
E con questo pensiero svenne momentaneamente e cominciarono una serie di sogni interrotti perché lo facevano star male, ma come si riaddormentava ricominciavano dal punto di prima.
Sì, come un’ossessione.
E la mattina al risveglio tirò un respiro di sollievo mentre la tristezza bolliva come la caffettiera.
“Ho almeno 17 ore in cui posso non pensare”.
Have a nice day!

Il Fallimento della Gricia

Non era la prima ne l’ultima cena, ma ce tenevi, e hai rosicato.
Te fosse venuta bene non sarebbe cambiato un cazzo, ma hai rosicato.
Eppure ao, quello l’hai fatto, quello pure e pure quello, quell’altro pure, dove? che hai sbagliato.
Lei parla ma tu non ascolti, pensi e ripensi a martello soltanto, dove? che ho sbagliato.
Lui parla ma tu non ascolti senti solo un ritornello, dove? che ho toppato.
Qualcosa è andato storto, pe forza, cosìcchè, qannè così, dopo la rosicata arriva pure lo sconforto.
Finisce un martello e ne comincia nantro, ma Intanto, non è che stà a succede un cazzo pe davero,
in definitiva è ancora tutto fermo, è solo che prima stavi rosicato, e mo è arivato lo sconforto.
Giri e rigiri la ricetta nella testa per cercare una risposta, ma ormai è troppo tardi,
stai talmente sconfortato che nte ricorderesti manco, se l’insalatina era de lattuga o de mango affumicato, dimme te mo come poi pretende da ricordàtte, nella Gricia, dove! che hai sbagliato..
Te versano il vino, è bono, bevi e fai l’aripiato, te sorridono e tu risponni, fai quello è tutt’apposto,
man n’è tutt’apposto, perchè l’hai ‘ngamati tutti quanti, st’infingardi, sò cuochi infiltrati, che te sorridono a buffo, mentre loro sanno, aivoja se lo sanno, dove! che hai sbagliato.
Te balena un’idea, la prima idea bona de tutta la serata, un lampo di genio, ve frego a tutti, ve lo chiedo io pe primo!
Ma te stai a scordà un passaggio. Te dò na brutta notizia ninè, sei orgoglioso, eppoi nte fidi de nisuno, ricordi? sicchè manco t’esce il primo fiato che te riazzitti. Tutto ammusolito.
Che se poco poco anzi, de sponte sua qualcuno al tavolo se ne fosse uscito tipo; secondo me dovevi fà questo e quello, avresti pensato, ao! ma come te permetti, anvedi questo.
Ma manco questo a dillo. Che sei scemo, a costo de scomparì te, la rosicata, e lo sconforto.
Che poi che male c’è nello sconforto?
Perchè? rosicare? Manco questo capisco.
Eppoi parlamose chiaro, nun sarà stata la mejo cena de sto monno, ammettiamolo, ma il vino era bono e a magnà avete magnato tutti quanti, chi più, chi meno..
…e pe la Gricia? Come la mettiamo?
c’e sta il cane! È abbituato a peggio.

Bestie boys.

La solitudine è na brutta bestia.
I periodi no, so na brutta bestia.
Sei il primo critico di te setsso? è na brutta bestia.
C’hai il cuore in pappa? è na brutta bestia.
Il cervello non ricuce più, taja, come na lama de rasoio, brutta bestia.
Il rancore, il veleno, intossicano e te fanno diventà na bestia.
I fallimenti, so na brutta bestia.
La malinconia è na brutta bestia.
I ricordi, il passato è lucchettato ed il futuro incerto, insieme, come catene, so na brutta bestia.
La scogliosi è na brutta bestia.
Il diaframma compresso è na brutta bestia.
L’autocommiserazione, una brutta bestia.
L’ evasione, le droghe, i vizi, se non stai al ciocco, ponno diventà una brutta bestia.
La famiglia , brutta bestia.
Se ti senti tradito è na brutta cosa, na brutta bestia.
Hai perso tutta la tua flessibiltà, è perché sei già na bestia.
Se per quarche motivo te senti vittima del monno, è na brutta bestia.
Arzasse la mattina presto è na brutta bestia.
Il tempo che passa a buffo è na brutta bestia.
Quello che impari crescendo è na sola, na brutta bestia.
Ciò che non hai ancora imparato lo imparerai con altro dolore, sarà il prossimo feroce mozzico della bestia.
E Quannè, Ti rintanerai in qualche cunicolo, ferito e impaurito, come na bestia.
Rompese na gamba a sei anni, na brutta bestia.
Gli insulti so na brutta bestia.
I giudizi de chi ami pònno esse duri, se non li sai gestire è na brutta bestia.
Le aspettative? dipende da che piega prenneno, per esperienza dico, facile che diventino, na brutta bestia.
La macchina che t’accanna in mezzo al nulla, è na brutta bestia.
La luce va via e tu non hai comprato le candele, è na brutta bestia.
Se te citofonano le guardie, è na brutta bestia.
se senti sempre che c’hai qualcosa da nasconne, è na brutta bestia.
Se te svejano quelli della pubblicità in cassetta rosichi come na bestia.
Gli incubi di notte, o l’insonnia, so na brutta bestia.
Una telefonata inaspettata, il più delle volte, è na brutta notizia, e le brutte notizie indovina che so?
Na brutta bestia.
T’accenni la sigaretta dalla parte sbajata? Poco male, ce n’hai altre. Le hai finite? na brutta bestia.
Hai finito i sordi? Na brutta bestia.
Non l’hai mai finiti perché non ce n’hai mai avuti? Una brutta bestia.
Te licenziano, na brutta bestia.
Te assumono, na brutta bestia.
Te sei addormentato presto e c’hai sonno lo stesso? È sonno arretrato, una brutta bestia.
Te sei svejato sul trenino ventisette fermate dopo? Vedi sopra, una brutta bestia.
Dopo il mejo sogno te seisvejato tutto sudato? Brutto, brutta bestia.
Le incazzature so na brutta bestia.
Fare pippa è na brutta bestia.
Vergognasse de quarcosa è na brutta bestia.
I sensi de colpa so na brutta bestia.
Le responsabiltà, i progetti, gli obiettivi, so na brutta bestia.
Senza responsabiltà, ne progetti, ne obiettivi è tosta uguale, na brutta bestia.
L’estinsione dei tonni, una brutta bestia.
Le bugie che ripetono tutti tutti i giorni, una brutta bestia.
I denti che te fanno male, che male, niente in confronto al conto del dentista. Brutta bestia.
Il freddo umido è na brutta bestia.
La metereopatia, una brutta bestia.
I mal di testa so na bruttissima bestia.
Il cane che piagne e non ti sa dire perché, una brutta bestia.
Te sei scordato i preservativi, te devi interrompe, devi rivestitte, scenne, e trovà na farmacia aperta, un impresa, na brutta bestia.
La merda più la smovi più puzza, che brutta bestia.
Te distrai un attimo e vai a sbatte, te giri a guardà na pischella e vai a sbatte, non chiamavano te, te sei voltato, vai a sbatte, te se incastra il filo dell’accelleratore, sicuro che vai a sbatte, c’hai il vetro appannato, occhio che vai a sbatte, il gradino era ghiacciato scivoli e vai a sbatte, curvi col motorino, c’è il brecciolino, porco dio, vai a sbatte, ti alzi di scatto, lo sportello è aperto, c’hai le corna, ce vai a sbatte, non impari dagli errori e ce risbatti, famo na gara, semo in due, me batti, me so allenato un botto, manco parti, parti pe na crociera demmerda e al primo scojo la nave sbatte, a carnevale te vesti da donna, non sai annà sui tacchi, te se gira la caviglia coll’altro piede inciampichi, e vai sbatte, nun m’annava de venì e so pure annato a sbatte, so sceso a comprà il latte
, il bar era già chiuso, che palle, me tocca prenne la macchina sennò mi moje chi la sente, perdo il parcheggio, e in più, vado pure a sbatte, quell’altro scenne, è un pugile, me pista de botte, te arzi tutto rotto e a quel punto, pensi, mancaddì che ero n’ottimista mortaccivostra!
Sei un pessimista? Brutta bestia.

La parabola di un estintore

C’era una volta un ragazzo con un estintore in mano.
Sto ragazzo fu sparato in faccia per impedirgli di lanciarlo.
C’era un’altra volta un altro ragazzo con un estintore in mano.
Lui è riuscito a lanciarlo senza che nessuno gli sparasse in faccia.
Il primo è morto ed è diventato un martire del movimento.
Il secondo non è morto, è diventato il mostro del movimento e rischia qualche anno di carcere.
E sono passati solo dieci anni.

Voleri

Gram Parson, musicista country, anzi, Alt-Country, come piaceva definirsi.
Morto all’età di 26 anni per Overdose.
Dove? a Jhosua Tree, dice wikipedia.
Quello che non dice invece è quello che adesso vado a raccontarvi.
Venti giorni prima la Morte era passata da Lennon. Jhonn Lennon.
… Così il Nostro, commentando il fatto si era confidato con il suo agente, dicendo:
” quanno che moro io vojo esse cremato, e doppo, le mie ceneri vojo che le buttate nel parco di yellowstone, al vento!”.
Passati sti 20 giorni, la Morte, passò dal povero Parson, profeta in casa, e se lo portò via.
A quel punto il feretro del buon Parson venne messo su un aereo per essere riportato a casa, affinchè gli si potesse dare degna sepoltura come ad ogni americano che si rispetti.
Mai si sarebbero potuti immaginare che il suo agente, invece, impavido e folle potesse trafugare la bara sotto la stiva dell’aereoplano e portarla in fretta ed in furia in mezzo ad un bosco, e che una volta fatto questo, gli avrebbe dato fuoco, realizzando così il desiderio del suo amico defunto e per giunta un piccolo incendio.
La pira di fumo attrasse però i Policemen che arrivati nel bel mezzo del freak funeral arrestarono il povero manager e il resto della comitiva.
Ora. Ognuno ne tragga il cazzo di insegnamento che vuole.
certo è che l’Agente era un’amico vero.
Honore all’Agente di Gram Parsons. daje tutti.

Anchise

Anchise. Dal Greco “storto”, “curvo” ma anche zoppo.
Storia di un Troiano, mezzo nobile, mezzo pastore, punito da Zeus per essersi vantato.
Pare, si dice, si narra, che durante una festa, ubriaco lercio, si sia appunto vantato di farsi le storie con Afrodite.
La dea infatti qualche tempo prima si era innamorata perdutamente di lui, e a daje e daje, avevano procreato niente popo di meno che Enea, futuro fondatore di Roma.
Fu così che Zeus odite le sue vanterie, durante la festa, e per questo ingelosito fracico, (Zeus era un rosicone) lo punì colpendolo con un fulmine, azzoppandolo.
… Ma il Mito dice, narra, che Anchise era il padre portato in spalle da Enea nella sua fuga da Troia in Fiamme, suo malgrado. Perchè lui avrebbe voluto morì, zoppo e storpio e oramai accannato da Afrodite, tra le fiamme appiccate dai Cavalli de Troia, e vaffanculo.
Famoso è, infatti, il detto a lui accostato; “Mò, mavete proprio rotto ercazzo!”
Come se non bastasse, si dice, narra, era pure cieco.
Mezzo paralitico.
Insomma già secoli e secoli fà, esisteva un Mito contro l’eutanasia.
Che si sappia che Enea non solo fondò Roma, ma pare esse stato anche il padre putativo dell’accanimento terapeutico.
honore ad Anchise. daje tutti.

Ero, Saro e Sono.

Questa è la storia di tre fratelli, tre gemelli. Read more »

Senza Storia

Un giogo invisibile che lo tiene legato, che non può fermare, che non lo lascia andare, sempre uguale, che gira e pesa, tira e pesa, gira e stanca, ma non lascia segni.

È così che cominciò.

La vide, se ne innamorò. Subito, senza un solo istante di pausa ne di attesa.
Dopo undici secondi il suo corpo non le apparteneva più. Apparteneva a lui, era la summa dei suoi desideri. La Dea, la Dea che stava asepttando, la Dea dell’amore.
Dopo undici minuti la vita di lei era un racconto scritto ad arte per lui, una storia senza storia, pensata e vissuta per lui, per giungere a lui, e riempirlo, lei il fiume che scende lui il mare che accoglie.
Dopo undici ore non rimaneva di lei che il profumo nell’aria. Inghiottita nel suo interno, nell’indefinito dei suoi non ricordi, da sempre slegati, sciolta lei insieme a loro nell’acido dei suoi bisogni, senza più un segno, una linea, un confine.
Il passato rareffato instabile dei reduci, La tavola sgombra, intonza, pronta per la cena di gala, non una mollica dei precedenti pasti, pronta e linda per la grande nuova abbuffata.
Dopo undici giorni la sua vita, la sua di lui, era svanita anch’essa quasi completamente.
Fusa, liqueffatta e bollente nell’aria umida e infetta.
Dopo undici mesi non sentiva più nulla. Una distesa silenziosa e arida, senza vita, il cielo bianco d’inverno, la terra arsa giaceva congelata e inerme, tutta uguale, senza orizzonte.
Il terrore era stato lì ad aspettarlo tutto questo tempo, e finalemente il figliol prodigo era tornato a casa, la sua casa, il colore bianco diffuso del vuoto, il suono in dissolvenza dell’eco.