Tu chiamale se vuoi, ossessioni

Posted by opinionista on Marzo 1, 2012

Si era svegliato sul divano a mezzanotte e mezza. Divano poi, quel coso buffo che gli amici chiamano “tenderino” perché è scomodo tipo un gommone, di quelli piccoli. Si era messo a letto e spento la luce verso l’1 dopo essersene fatta un’altra e l’aver letto qualche pagina. Voleva provare a recuperare un po’. Era stanco.
E invece spenta la luce, il suo cervello ha cominciato a correre. Precipitosamente, verso un groviglio di pensieri, ansie, paure e ossessioni. Sì proprio quelle contro cui si combatte ma che senza di loro ci si sente un po’ più perduti.
Un’ora dopo riaccese la luce. Si alzò. Andò in cucina, accese il computer ma non c’era rete. Non c’è mai rete.
“Famosene nantra va”.
Perché poi quando non si dorme, non c’è melatonina che tenga. Meglio se fumi fino a svenire, a costo di essere uno zombie il giorno dopo. O quantomeno questa era la sua illuminata terapia.
Così fece. E si rimase a letto con i fumi che gli sconvolgevano un cervello sconquassato. Non dormì subito, passò un’altra ora dove tutta la merda che aveva dentro si riversò nei suoi pensieri come una cascata di montagna. Merda fredda, gelida, e tanta.
Lo sferzò e gli mise addosso la tristezza delle grandi occasioni. Quella che si tira fuori solo quando si sta veramente male e non si riesce a capirne le cause. Un po’ come il “vestito buono” anche se non aveva un “vestito buono”.
Era una vita che lottava per liberarsi delle maledette ossessioni che gli spezzavano il respiro. Una più di tutte. Liberarsene significava star meglio. Tenersela significa non recidere col passato. Che poi si fa di tutto per superare il passato quando noi siamo quello che siamo stati e non quello che saremo.
“No perché”, pensò a occhi chiusi, “come cazzo fai a sapere quello che sarai? Già fai fatica a capire quello che cazzo sono stato.”
E con questo pensiero svenne momentaneamente e cominciarono una serie di sogni interrotti perché lo facevano star male, ma come si riaddormentava ricominciavano dal punto di prima.
Sì, come un’ossessione.
E la mattina al risveglio tirò un respiro di sollievo mentre la tristezza bolliva come la caffettiera.
“Ho almeno 17 ore in cui posso non pensare”.
Have a nice day!

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